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Stesura delle linee d'acqua -1

di Cristian Pilo

 

 

Sono stato a lungo indeciso se avventurarmi a scrivere questo capitolo o no; si tratta infatti di una materia che facilmente sconfina in concetti complessi come resistenza, flusso laminare, turbolenze, numero di Reynolds, profili NACA, ed altre entità di quella misteriosa e affascinante materia che è la fluidodinamica. 

Ho deciso quindi di limitarmi a trattare quello che mi compete, cioè concetti elementari e come riportarli su PC per stendere un progetto CAD. Alcuni concetti saranno al limite esaminati in seguito.

COMINCIAMO A LAVORARE COL PC

Abbiamo deciso quale sarà la dimensione di massima  e la tipologia del nostro progetto, per ora a livello di scafo; per fare un esempio:

 

  • piccolo cabinato per diporto costiero e brevi traversate

  • lunghezza fuori tutto: 7m (23 piedi e spiccioli)

  • baglio max: 3m

ora possiamo cominciare a smanettare con programmi di progettazione nautica freeware quali prolines 98 e fare alcune considerazioni sulla filosofia del progetto:

  • dislocamento: quali pesi vogliamo avere a bordo? come vogliamo allestire gli interni, ci interessa una barca confortevole nelle sue ridotte dimensioni, o ci vanno bene interni molto spartani ma leggeri ed economici da allestire.

  • prestazioni: siamo orientati sul privilegiare le prestazioni o il confort; il vento teso o quelli leggeri etc.

guardiamo le barche della stessa classe già esistenti e facciamo delle ipotesi in base a queste.

Il sunfast 26 della Jeanneau

il First 21  della beneteau

Il first 27 della beneteau

 

vediamo ora quali parametri possiamo monitorare:

  • dislocamento: vedi sopra

  • superficie bagnata: è già una prima indicazione della resistenza;

  • Resistenza all'avanzamento: espressa in HP, quello che ci servirà in potenza per vincere la resistenza all'avanzamento della barca; potenza da spendere come piano velico o con un piccolo fuoribordo nelle bonacce, per esempio.

  • velocità max teorica: ci interessa poco perché legata solo alla lunghezza la galleggiamento, possiamo ottimizzarla con un dritto di prua verticale o quasi, come di solito si vede su piccoli cabinati.

  • coefficienti e "ratios" vari: esistono una miriade di coefficienti numerici che descrivono le geometrie di scafo, i rapporti tra scafo e sup. velica; scegliamone un cero numero per noi più "espressivi" e cerchiamo un confronto tra i coefficienti ricavati per il nostro scafo e quelli delle nostre "barche di riferimento".

Personalmente trovo che in mancanza di criteri progettuali scientifici due cose possano salvarci:

  • ESTETICA: non è sempre detto che "una barca bella navighi bene" come recita un vecchio adagio, però le sensazioni estetiche sono importanti, fidiamoci, anche perché tanto una barca che non ci entusiasmi esteticamente non la costruiremo mai ;-)

  • CONFRONTO: continuiamo a confrontare il nostro progetto con ciò che già esiste, in ogni fase della progettazione, costantemente; prendiamoci due tre scafi particolarmente riusciti in quella classe e usiamo come marker, confrontando tutti i parametri che conosciamo e cercando di fare delle ipotesi sul comportamento del nostro scafo in base alle similitudini o differenze rispetto a quelle barche. 

FINALMENTE PASSIAMO AL CAD...

 

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